“Ministro ci vuole coraggio!”

24 Nov

Bologna

A tu per tu con chi sperimenta soluzioni, crede nella creatività e da voce ad una passione.

Un centro espositivo, una organizzazione no profit, uno spazio di visibilità per giovani artisti. In altre parole Adiacenze. Come si inserisce la vostra realtà “nell’Italia 2012”? Quali i pro e i contro di realizzare un progetto così ambizioso nel nostro Paese?

Nello scenario dell’”Italia 2012” che ha le sembianze di un simil Medioevo socio-culturale-economico, Adiacenze vuole dare una scossa appoggiando gli artisti emergenti in modo da farli conoscere e apprezzare dagli addetti ai lavori e non solo, facendoli crescere e maturare richiedendogli progetti di sperimentazione e ricerca anche interiore per portare avanti al meglio la propria poetica.

Dalla sua apertura Adiacenze ha come prospettiva non solo quella di far conoscere i giovani talenti, ma anche di avvicinare al mondo dell’arte sia i neofiti che chi dell’arte proprio non si intende, senza i timori reverenziali che possono dare, ad esempio, un museo o una galleria d’arte vera e propria.

Tanti sono i pro che ci hanno spinti a intraprendere questo progetto che ha dato un valore aggiunto alla nostra passione per l’arte; in primis, oltre al grande arricchimento culturale e umano dato dall’esperienza di lavorare insieme a giovani creativi, c’è la consapevolezza di una comune maturazione professionale e personale sia degli artisti con cui abbiamo lavorato in questi anni e ovviamente anche nostra.

Tra i contro c’è sicuramente il fattore economico in quanto essendo un’associazione culturale ci autofinanziamo visto il periodo di forte crisi e sicuramente c’è il rammarico, almeno per ora, di non essere molto ascoltati dalle istituzioni trovandosi spesso a predicare nel deserto.

Quali le soluzioni e gli strumenti per il finanziamento di una struttura come la vostra?

Adiacenze è un’associazione culturale e in quanto tale è autofinanziata dai soci che ne fanno parte. Tutti si possono associare, entrando a far parte in questo modo del progetto e sostenendolo non solo finanziariamente, ma anche con il proprio bagaglio di idee ed esperienze. Quando abbiamo aperto nel 2010 si pensava di poter ricevere finanziamenti da fondazioni private piuttosto che da istituzioni, purtroppo però in primis non siamo stati sostenuti dal periodo storico in cui anche i più economicamente stabili sono stati come inghiottiti più che dalla crisi, dalla paura della crisi che li ha fatti come arretrare rimanendo semplici spettatori.

Come soluzione stiamo creando anzitutto una rete costituita da diversi spazi giovani per la cultura. Crediamo infatti che una voce singola possa far ben poco rispetto a più voci messe insieme, e che collegando diverse realtà si possa arrivare ad avere sicuramente più visibilità non solo semplicemente per essere più conosciuti, ma anche per riuscire a portare avanti tutto quello che Adiacenze ha fatto fino ad ora e che si è prefissata di fare nei prossimi anni.

Qual è il rapporto con le istituzioni e la sensibilità di queste ultime nei confronti dei giovani artisti?

Per ora il nostro rapporto con le istituzioni è inesistente. Ci sono stati diversi contatti attraverso bandi e richieste, purtroppo finiti in un nulla di fatto. Siamo sempre stati coraggiosi e intraprendenti quindi questo non ci scoraggia ma ci avvilisce solamente. Contiamo che prima o poi dall’alto si inizi di nuovo a pensare che la cultura non sia una risorsa marginale, ma che sia da sostenere da diversi punti di vista che non necessariamente comprendano il mero fattore economico, anche se farebbe molto comodo…

Gli artisti emergenti hanno bisogno di spazi come Adiacenze, come anche di affidarsi alle figure dei curatori per far conoscere il proprio lavoro, perché per loro non viene fatto abbastanza, quindi rischiano di rimanere sconosciuti fino a tarda età o di abbandonare il proprio talento per poter, diciamo così, campare in altro modo.

Come attori della filiera culturale, quali sono i suggerimenti che vi sentireste di dare al prossimo Ministro della Cultura italiana?

Ci sentiremmo di suggerire al prossimo Ministro della Cultura di essere più coraggioso e di fare il suo lavoro. Purtroppo crediamo che tutti i Ministri della Cultura abbiano avuto le mani legate per la crisi economica e per i tagli imposti. Però l’arte e la cultura rimangono tra le risorse principali da sostenere e mantenere, in Italia e non solo. In questo momento la cultura in generale politicamente è un fanalino di coda, come se fosse considerata un “bene di lusso” o qualcosa da poter tralasciare: basterebbero pochi accorgimenti e una visione più aperta per riportarla al suo posto giovandone così su più fronti. Una cosa importante sarebbe rieducare le persone non alla frivolezza come si sta facendo negli ultimi anni, soprattutto attraverso la televisione, ma avvicinandole al sapere, alle tradizioni e mettendole in grado di cogliere le innovazioni così da capire il contemporaneo e riuscire ad apprezzarlo di più. Molti sono i programmi e le iniziative che si potrebbero portare avanti e realizzare a basso costo, ma finché non cambia la mentalità, il gioco è chiuso. Basti pensare che nel nostro piccolo, secondo la giuria di un bando comunale di qualche anno fa, la fattibilità del progetto Adiacenze era considerata pari a zero. Ora, essendo in piedi da quasi tre anni con risorse economiche contenute rispetto a quelle erogate per altri progetti, quel giudizio lo abbiamo ampiamente smentito.

In una parola, come definireste oggi l’arte contemporanea in Italia? e sempre in una parola, come vorreste che fosse?

L’arte contemporanea di oggi è in gran parte dormiente e sicuramente nella sua parte più attiva è poco seguita e ascoltata.

Dire con una sola parola come vorremmo che l’arte fosse è impossibile, quindi diciamo:

33% attiva

33% coraggiosa

33% innovativa

e l’1% lo lasciamo per indicare qualcosa che ancora non esiste e che potrebbe sconvolgere la percentuale.

Ne vuoi sapere di più: http://www.adiacenze.it/main/

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