La Sfida dello Sviluppo Sostenibile

5 Mar

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Sostenibilità. Grande parola in voga da un po’ di tempo a questa parte, praticamente essenziale nel mondo della cooperazione dove ogni azione da portare avanti deve essere capace di sapersi sostenere nel tempo ma deve soprattutto essere sostenuta da chi viene coinvolto. Fare sviluppo sostenibile non è solo priorità delle ONG impegnate nella cooperazione ma anche di altri attori del settore privato affidando alla loro responsabilità d’impresa lo sviluppo di un’area.

Arrivo nel Quichè, persa nell’altopiano guatemalteco, territorio completamente indigeno dove tra le varie etnie Maya risiede quella degli Ixil, tristemente noti nella storia per essere stati oggetto di massacri e genocidio durante gli anni ottanta mentre la guerra civile lacerava questo paese e la Guerrilla tentava di organizzare una resistenza che non compromettesse l’identità culturale e la dignità di tante comunità. Nebaj è persa nelle montagne, il bianco candido della chiesa nella piazza centrale fa brillare ancora di più il sole creando un contrasto meraviglioso tra l’azzurro del cielo e il verde dei boschi che la circondano. Qui si è festeggiato l’inizio del nuovo anno  secondo il calendario maya con le autorità indigene ancestrali riunite intorno a un fuoco in cui si sono contati i giorni e si sono fatte offerte per ogni Nahual che guiderà il futuro a venire. Le autorità tengono un discorso per l’occasione e parlano in Ixil di alcune cose piuttosto importanti nella pubblica piazza mentre risuona un nome vagamente familiare: Enel. Forse è un errore, sento male, invece no, parlano proprio della nostra multinazionale leader nel settore energetico che ha inaugurato in queste montagne la diga di Palo Viejo senza previa consulta delle autorità, accaparrandosi le loro risorse naturali senza dare nulla in cambio, ma restituendo solo divisioni sociali e beni comuni negati ai quali loro non hanno più accesso. Le autorità parlano chiaro con una lucidità e una consapevolezza estrema ricordando come da 500 anni l’invasore non ha fatto altro usare che le loro terre ignorando la loro esistenza. Sono stanchi e arrabbiati e nonostante tutto aspettano il momento per poter riavviare un dialogo a loro promesso e non ancora arrivato, lo aspettano perché è cosi che agiscono, le azioni legali sono troppo pesanti e se si riesce a parlarne è meglio. La forza della parola è tutto, per esigere un diritto, per denunciare una violazione, per risolvere un conflitto, per tramandare una cultura, per invocare la madre terra affinché la nuova era produca un cambio positivo per tutti gli esseri che la abitano.

Nell’attesa del dialogo per stabilire come poter essere risarciti dai danni subiti senza poter neanche usufruire dell’energia elettrica che passa sopra le loro teste tramite i cavi ad alto voltaggio, suona la campanella della scuola e i bambini escono correndo felici. Hanno tutti addosso lo stesso zainetto, nero e verde con una scritta bianca: Enel Green Power. Tutto questo fino a quando potrà ancora essere considerato sostenibile?

Maria Paola, 29 anni, Guatemala

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