Archivio | NUOVI LAVORI PER UNA VECCHIA CRISI RSS feed for this section

In Viaggio nel Mondo con i Creativi Italiani

19 Set

Nuok (http://www.nuok.it) è un magazine online di viaggio, che racconta New York ed altre città del mondo attraverso gli occhi dei creativi italiani che le vivono. Il nome di questo incredibile magazine è “New York” pronunciata da un bambino che ha appena iniziato a parlare. Di quel bambino il sito cerca di conservare il sorriso, la curiosità verso il mondo, la voglia di giocare e l’incapacità di prendersi sul serio.

Il mondo di Nuok è composto di città chiamate Sitis, in ognuna delle quali si trova un Nuoker (un corrispondente, per usare un termine piu’ old fashion), che cura la sezione della citta’ in cui vive e la aggiorna periodicamente dando ai lettori nuovi spunti ed idee su come e cosa visitare nella sua Siti.

Percentuale ha incontrato la creatrice di Nuok, Alice, che con la sua determinazione (assieme a quella degli altri Nuokers) ha reso questo magazine un punto di riferimento per tutti gli unconventional travelers.

Nuok e’ nato come “Un piccolo blog personale, nato per raccontare New York agli italiani”. Quando e come è avvenuta la metamorfosi che lo ha visto diventare un collettore di esperienze ed energie di italiani all’estero?

Quasi subito. E’ stato il mio blog personale giusto per un paio di settimane, poi ho conosciuto Leonardo – il mio attuale fidanzato! – scrittore e sceneggiatore; ho incontrato Matteo, un fotografo eccezionale di Roma; ho ricontattato Lorenzo, un vecchio collega di Milano che si occupa di digital e così via… Anche in questo caso, è stato tutto molto naturale: ho assecondato la nuova geografia e gli spostamenti dei primi collaboratori e così dopo New York è arrivata Londra. Poi Berlino, Parigi e tutte le altre a ruota.

Come si fa a diventare Nuoker?

Nuok ha una call permanente per selezionare nuovi urban reporters. Si tratta di un programma che dura 3 mesi: 90 giorni nei quali chi e’ interessato a partecipare deve scrivere 9 articoli su una Siti a sua scelta, in Italia o nel resto del mondo. E’ importante ricordare che l’intera redazione di Nuok lavora gratuitamente, e lo fa perché ne ha voglia e crede nel progetto.

Ci sono possibilita’ di trasformare Nuok in un lavoro? E quali sono state le difficoltà che hai avuto/stai avendo nel mantenere in vita il progetto senza sacrificarti eccessivamente economicamente. quali sono gli obiettivi che ti sei posta?

Trasformare Nuok in un lavoro sarebbe fantastico. Allo stesso tempo, non vogliamo snaturare il nostro progetto, per cui siamo realisti e abbiamo molti dubbi che ciò possa succedere davvero. In due anni abbiamo avuto modestissimi ricavi pubblicitari, che ci hanno permesso a malapena di coprire le spese di mantenimento del sito e l’acquisto dei nostri biglietti da visita. Non ci avanzano neanche gli spicci per comprare una bottiglia di birra fatta a Brooklyn e affogare le nostre pene nell’alcool.

E per quanto riguarda il fronte investimenti da privati?

In quattro anni di Nuok siamo stati avvicinati da tre tipologie di potenziali investitori: quelli che ci hanno detto di parlare anche di gossip e videogiochi “perché avrebbe attirato un grande pubblico” (ma perché mai?); quelli che ci hanno detto che siamo troppo giovani e inesperti ed era meglio affidarglielo interamente in cambio di “sovvenzioni” (e il nostro valore aggiunto?); e quelli che ci hanno detto “arrivate a un milione di visite al mese” e ci risentiamo.

C’e’ anche un bonus extra: un tizio voleva comprare Nuok per una cifra ignobile perché a sua figlia adolescente piaceva tanto e lo voleva tutto per sé! Inutile dire che tutti i tentativi avvenuti fino a questo momento sono stati nulli. La verità è che ci abbiamo del tutto rinunciato: Nuok è un gioco meraviglioso, una bolla dove sentirci liberi di essere noi stessi e parlare di cosa abbiamo provato, assaggiato, conosciuto. Abbiamo tutti già così tante costrizioni a lavoro e nella vita reale!

Nuok e’ sicuramente preso d’assalto per pubblicare inserzioni, eppure sul sito praticamente non c’e’ pubblicita’. Come mai questa scelta?

Per tenerlo pulito. Abbiamo un banner laterale che ci aiuta a pagarci giusto il dominio, il database e qualche gadget e bigliettino da visita. Il minimo insindacabile. Di tanto in tanto accettiamo inserzioni, ma solo da clienti che siano legati ai nostri contenuti e che abbiano una certa riconoscibilità: al pub sotto casa o all’agenzia di scommesse preferiamo il vecchio caro Google AdSense. Non accettiamo, in nessun caso, marchette a niente e nessuno. Se in un nostro pezzo leggete qualcosa di positivo su un ristorante, vuol dire che è davvero quello che pensiamo.

C’è all’orizzonte l’idea a spostarsi dal web alla carta stampata (nel senso di mini guide/ resoconti viaggio/ collaborazioni con riviste di viaggio…)?

In autunno uscirà in libreria la nostra prima guida cartacea sulla città di Roma per BUR Rizzoli. Sarà un vero e proprio vademecum che aiuterà romani snervati e turisti frastornati a districarsi nella metropoli più caotica d’Italia senza rimetterci le penne (o il portafogli). Dopo quattro anni, è l’inizio di un sogno che si realizza. Dimenticate le guide che raccontano Roma come colosseo-fontana-di-trevi-trastevere. Noi vi daremo i supplì migliori della città a meno di due euro, borse in pelle sotto i trenta, storiche enoteche per aperitivi low cost tra i vicoli, deliziosi teatri nascosti nelle cripte, monumenti poco noti e… Gratis!

Inoltre abbiamo una app più completa che tocca tutte le nostre sitis su iTunes, completamente gratuita. https://itunes.apple.com/it/app/nuok/id547406130?mt=8

Un’ultima domanda: come hai fatto a rendere Nuok così visibile e conosciuto? La qualità dei contributi dei Nuokers certamente conta parecchio, ma avete più di 20.000 iscritti su facebook, ed articoli, interviste, programmi TV – perfino laTreccani (!) – parlano di voi: come ci sei riuscita?

Siamo stati spontanei e onesti con il nostro pubblico, da sempre. A conti fatti, questo vale più di qualsiasi altra strategia di marketing e titoloni SEO [n.d.r. search engine optimization] friendly.

Nuok e’ anche quest’anno in lizza per “Miglior Sito di Viaggi e Turismo” dei Macchianera Italian Awards 2013. Per chi volesse votare: http://www.macchianera.net/2013/08/23/mia13-macchianera-italian-awards-2013-2-scheda-di-votazione-le-nomination/

Per chi volesse conoscere meglio Nuok: http://www.nuok.it

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Una Nuova Grecia: da Politeia 2.0 a Exceptional Greece

17 Set

Una Nuova Grecia: da Politeia 2.0 a Exceptional Greece

Vi invitiamo a seguire un esperimento di trasformazione sociale.

Dal 4 al 6 ottobre 2013 Exceptional Greece.

Ascoltate http://www.athina984.gr/node/257344

Ricordatemi Perchè Vivo all’Estero

5 Set

NoBordersMagazine ha appena concluso un mese di post dedicati agli italiani che vivono all’estero. Da Parigi a New York, da Sydney a Copenhagen passando per il Lussemburgo giovani italiani raccontano di se sulla rubrica “la mia vita a”.

Molte le sensazioni e i punti di vista. Per approfondire andate su: http://www.nobordersmagazine.org/2013/09/perche-vivere-all-estero-e-meglio/

Nuovi Lavori per una Vecchia Crisi: Al Via la Nuova Rubrica di Percentuale

26 Giu
In un momento in cui nei paesi dell’Eurozona la disoccupazione giovanile tocca quasi il 25% (con un poco invidiabile 40,5% di giovani disoccupati in Italia), ci sono esperienze controcorrente che mostrano una realtà parallela a quella descritta da queste percentuali.
Una realtà fatta di giovani che stanno combattendo la crisi con le loro idee, le loro capacità ed il loro coraggio e che stanno inventando nuove professioni o lanciando progetti dall’enorme potenziale.
Ecco le loro (splendide) storie.
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Internazionale: “Disoccupati di tutta Europa unitevi”

16 Mag

Dalla Francia alla Grecia, passando per l’Italia, milioni di ragazzi e ragazze non trovano lavoro.
Questo il tema trattato nell’ultimo numero di Internazionale domani in edicola.

No Profit: La Realtà degli Immigrati di Seconda Generazione in Italia, in onda su Radio Rai Gr Parlamento

24 Apr

Segnaliamo un nuovo appuntamento con NO PROFIT, il programma ideato e condotto da Paola Severini Melograni.

In questa puntata: “La realtà degli immigrati di seconda generazione in Italia”

OSPITI: Khalid Chaouki, responsabile per il PD dei Nuovi Italiani, tra i fondatori dell’Associazione Giovani Musulmani d’Italia.

Durante la trasmissione si parlerà della riforma del diritto di cittadinanza e della possibile introduzione del principio di ius soli nel nostro ordinamento, battaglia sostenuta e portata avanti da Khalid Chaouki attraverso le attività della Fondazione Nilde Iotti e dell’Associazione Giovani Musulmani d’Italia, no profit indipendente di promozione giovanile.

QUANDO: Giovedì  25 aprile alle ore 14.15

DOVE: Radio Rai Gr Parlamento

INFO: Potete scrivere a :gruppoangeli@gmail.com. Trovare la puntata dopo la messa in onda sul sito di Radio Rai Gr Parlamento.

Digitalmente Liberi o Formalmente Limitati?

15 Apr

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In un mondo dove un terzo della popolazione mondiale è online qual è lo stato della libertà di espressione virtuale e chi sono i principali internauti?

Secondo Freedom House e Reporters Without Borders, l’Italia è un Paese parzialmente libero in termini di libertà di espressione e di stampa. Tuttavia, in merito ad Internet non si riesce ancora a trovare una posizione condivisa. Lo scenario italiano si presenta spaccato in due. Da una parte, coloro che sostengono la necessità di impostare dei confini al mare magnum di informazioni che circolano ogni giorno in rete e dall’altra coloro che sostengono e difendono il principio di libertà e di trasparenza che ha contraddistinto da sempre questo mezzo di comunicazione rispetto agli altri .

Secondo Andrea Cairola e Corrado Druetta, fellow del Centro Nexa di Torino e coautori del “Libro bianco sulla libertà di espressione online in Italia”, la libertà di espressione nel web è condizionata da privacy, reputazione, morale, proprietà intellettuale e informazioni confidenziali. In tal senso, continuano i due ricercatori, il punto cruciale potrebbe essere rappresentato dall’innescare un processo di alfabetizzazione digitale in grado di suscitare una maggiore consapevolezza rispetto a questi temi.

Su questo argomento, per provare a riflettere sul binomio “Internet e Democrazia”, il Centro Nexa propone una serie di incontri in occasione dell’edizione 2013 della Biennale Democrazia che si sta svolgendo a Torino in questi giorni (dal 10 al 14 aprile).

E chi sono gli internauti in Italia?

Circa una ricerca Demos&Pi, sono i giovani nativi digitali.

Oltre a blog, social network e film in streaming, in sette casi su dieci utilizzano quotidianamente internet per informarsi. In particolare, il 74% di chi ha un’età compresa tra 15 e 24 anni e il 63% di quelli tra 25 e 34 anni dichiarano che per informarsi utilizzano internet “tutti i giorni”. La ragione principale di questo fenomeno è determinata dall’idea che Internet sia lo strumento più libero e indipendente nel quale reperire informazioni.

Quanto alla differenza di genere nell’utilizzo delle tecnologie, secondo una ricerca dell’Istat, è molto contenuta fino ai 35 anni. A seguire il divario cresce proporzionalmente all’età.

Unica certezza è la continua estensione di questo approccio che viene accelerato dalla maggiore disponibilità di dispositivi mobili e dalla facilità di accesso alle numerose reti Wi-Fi.

“Responsabilità, serietà, e un po’ di cecità sognante, di questo abbiamo bisogno oggi”

11 Apr

Diamo diffusione della lettera, pubblicata da Solferino28, di Claudio Speranzetti, dottorando di Antropologia all’Università di Harvard Stati Uniti. Racconta di chi, partito dall’Italia e frustrato della presente situazione italiana, vorrebbe tornare e dare seguito a quel senso di responsabilità che deve essere della nostra generazione.

Salve Professoressa,

Sono a Boston in questo momento. Mi spiace sentirla cosi scoraggiata con l’università italiana ma purtroppo ultimamente sto condividendo la sua sensazione. Ma andiamo per ordine.

Volevo scriverle per darle alcune buone notizie. Sto finendo la mia tesi e allo stesso tempo facendo domanda di post-doc e di posizioni accademiche. Questa ricerca sta dando risultati molto al di sopra delle mie aspettative. Ho vinto un post-doc a Singapore su città asiatiche e sono tra i finalisti sia per il post-doc a Oxford All Souls che a Cambridge Saint John college. La settimana prossima sarò a San Francisco per il convegno della associazione antropologica americana e avro’ interviste per tre posizioni come professore a Carleton College, Georgetown University e Princeton! Oltre a questo mi è stato consegnato il premio per migliore saggio di antropologia urbana del 2012!

Tutto per il verso giusto, queste notizie sembrerebbero dire. E invece non posso mettere a tacere il sentimento di rabbia nei confronti del sistema italiano. Come è possibile che nel mio paese di origine, in cui vorrei tornare e che francamente non vanta lo stesso prestigio accademico degli Stati Uniti, rimango senza alcuna minima possibilità di entrare in università mentre qui mi invitano per interviste nelle migliori universita’ e offrono post-doc da sogno, ben retribuiti e con larghe possibilità di crescita. Che io venga selezionato o no per questi lavori è ininfluente, ma la sola possibilità di essere valutato sembra una chimera in Italia. Ultimamente è come se ogni successo mi rendesse piu rabbioso e forse più motivato a cercare una via di ritorno in Italia. Sono veramente esausto di fare tutto con la massima dedizione e buoni risultati e non vedere nessun effetto in quella direzione ma allo stesso tempo sempre piu convinto che non è una vita in America quello che voglio. A questo oramai mi sento condannato da un paese che non solo non sfrutta e sviluppa i propri talenti ma persino disdegna quelli formati con fondi, risorse, e dedizione da altri paesi. E’ frustrante e francamente triste.

Questi sentimenti aumentano quando leggo le parole di una accademica come lei, che ha posto dedizione, tempo, e, perché no, amore nella università e si trova incastrata in una macchina burocratica, volta a valutare e quantificare tutto ma senza costruire nulla. Un sistema che sembra uscito da un racconto di Brecht, un essere schizzofrenico che conta i numeri di colpi di accetta mentre fa a pezzi il ramo su cui siede, congratulandosi con se stesso dell’efficenza che sta ottenendo.

Mi spiace di buttar sopra altra frustrazione a quella che già traspare dalle sue parole, ma questo vivo. Rimane, però, una speranza. Gli ultimi tre mesi passati in Italia me l’hanno fatta rinascere e coltivare come un fiore debole in mezzo all’inverno. Si sta alzando una nuova onda, un’onda locale, ancora troppo piccola per essere visibile a livello del mare ma che sta spostando molti di noi. Un’onda di ritorni, di giovani che rispondono ai chiari e inequivocabili messaggi che ci dicono di andarcene e non tornare indietro con una testarda dedizione, con una voglia di non accettare il sistema Italia come è ma di mallearlo e dargli forma con le nostre mani, che questo necessiti pugni o che necessiti accurate carezze. Questa e’ la nostra sfida, e non piu’ quella della vostra generazione. Una sfida i cui risultati non possiamo imputare alla politica, alla generazione precedente, al debito pubblico, o agli sprechi. La vera enorme sfida di noi 30enni oggi in Italia, una sfida che, se fallimentare, saremo stati noi a perdere e, se di successo, saremo stati noi a vincere. E’ il nostro tempo e non voglio viverlo a distanza, non voglio dover sentire tra 20 anni che il sistema Italia mi e ci ha tolto persino la possibilità di giocarmela. Responsabilità, serietà, e un po di ciecità sognante, di questo abbiamo bisogno oggi.

Tutto questo per farla un po’ partecipe delle mie riflessioni ora, magari la via sarà un po’ tortuosa ma tornerò e torneremo e non pensi che quello che lei e persone come lei hanno fatto per tutti noi e per la nostra generazione è stato o sarà dimenticato, cosi come non sarà dimenticato l’operato di chi questo sistema l’ha creato e ne ha tratto profitto. Sotto il deserto del reale dell’ Italia di oggi stanno crescendo delle piantine, per alcuni saranno fiori e per altri piante carnivore. So che non è facile vederle, ma provi a crederci e abbia un po di fiducia nella nostra generazione.

Link: http://solferino28.corriere.it/2013/04/11/io-dottorando-ad-harvard-che-vorrebbe-tornare-in-italia-ma-non-riesco/

I Diciottenni Invisibili

27 Mar

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Che fine hanno fatto i diciottenni? cosa fanno? cosa dicono? cosa pensano? Nessuno lo sa. Facciamo un tentativo insieme. Andiamo su Google. Scriviamo: “avere diciotto anni nel 2013”. Risultato? Si parla di pensioni, contributi e cinquantenni.

Che vorrà dire tutto ciò? 

Ipotesi a) “I 50 sono i nuovi 18″. L’età dell’oro dove tutto quello che di impegnativo e responsabile dovevi fare lo hai già fatto. Probabilmente sei vicino alla pensione e quindi non ti resta che lasciarti andare alla “crisi di mezza età”. Perdi peso, compri una macchina sportiva e investi del tempo nel scegliere l’ultimo modello di Rayban.

Ipotesi b) Avere 18 anni è impossibile. Sei già catapultato nel vortice di ansia che si chiama FUTURO. Il lavoro, l’università, Italia non Italia, omosessuale o eterosessuale, l’esame, mamma, papà e nonna. Speri in cuor tuo di passare più velocemente e indolore questa fase di transito. Rigurgito dell’adolescenza e preambolo all’età adulta.

Ipotesi c) Nessuno ne è interessato. Forse l’ipotesi peggiore. La classe invisibile che pesa sulla responsabilità dei genitori (se presenti). Alla ricerca di indipendenza che però è costantemente posticipata data la mancanza di reddito autonomo. Qual’è il ruolo delle istituzioni in questo processo di crescita? Potrebbero accompagnarlo, ma sono più come zii di secondo grado. Non sai bene se ti sono parenti o no, ma li hai sempre chiamati “zii”. Ti fanno il regalo alle feste comandate come minimo sindacale. Tuttavia non fanno parte della tua quotidianità e non sai nulla di loro a parte quello che ti raccontano i tuoi.

Avere 18 anni nel 2013 è un insieme di queste tre opzioni.

Tanti valori e non-valori tutti plasmabili. Sostanza e non forma.

In questo le Istituzioni dovrebbero inserirsi

Non Facciamoci Rubare la Speranza!

25 Mar

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Il Presidente Obama e Mark Zuckerberg dalla Sede di Facebook, Palo Alto, California 

Potremmo cominciare questa settimana con due notizie : il Rapporto di Alma Laurea che ci ricorda che il numero di laureati disoccupati è in aumento oppure con la notizia che riporta che Mark  Zuckerberg avrebbe deciso di creare una lobby per promuovere l’ingresso di giovani talenti in negli Stati Uniti. Premiare il merito e il talento indipendentemente dalla provenienza.

Inspirati da Papa Francesco (“Non facciamoci rubare la speranza”), vogliamo cominciare essendo ottimisti.  Decidiamo quindi di commentare la seconda.

Proprio quando è in discussione a Washington la riforma della legge sull’immigrazione, il team di Zuckerberg (visionario nonostante ciò che dicano i più maligni) avrebbe deciso di  costituire una lobby sui temi di scuola e immigrazione proprio per aiutare i cervelli più brillanti ad entrare nel paese e per consentire, a chi se lo merita, l’accesso al sistema universitario americano.

Pura operazione di marketing per ripulire il volto di Facebook (anche in vista dei prossimi dossier caldi come la revisione della direttiva sulla privacy a livello europeo) oppure vera operazione di responsabilità sociale d’impresa?

Poco importa a noi.

Comunque vada,  la motivazione sembrerebbe concreta anche perché solo nella fase di start-up il capitale iniziale sarebbe tra i 2 e i 5 milioni di dollari.

Comunque vada, mettere al centro i giovani: immigrati o cittadini è fondamentale per il rilancio dell’economia. Le imprese private l’hanno già capito dal un bel po’.

E comunque vada, poco importa la motivazione latente (marketing o responsabilità sociale), l’importante è che qualcuno lo faccia!

In tempi di bilanci pubblici stretti e di mancanza di idee le partnership pubblico-private sembrano essere strumenti validi da promuovere.

Potrebbe mai funzionare da noi, chi potrebbe farsi promotore di una tale iniziativa? 

Giovani Italiani Bruxelles

Iniziativa indipendente volta a chiedere politiche concrete per i giovani italiani.

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